VANTAGGI DEGLI IMPIANTI DENTALI

Denti artificiali fissi come i denti naturali

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  • sono perni fissi, inseriti nell'osso mascellare e non si muovono.

  • sono la cosa più vicina possibile ai denti naturali.

  • consentono di mangiare tutti i cibi proprio come con i denti naturali.

  • a differenza delle altre soluzioni come le protesi parziali mobili ed i ponti vengono inseriti senza interessare gli altri denti sani e quindi la loro stabilità non dipende dalla salute degli altri denti.

  • si fondono con l'osso delle mascelle stimolando l’organismo a mantenerne la consistenza. In assenza di denti naturali o artificiali impiantati l’osso tende ad atrofizzarsi fino alla quasi totale perdita.

  • l'implantologia è una soluzione a lungo termine ai problemi dentali, spesso della durata di una vita.

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RISCHI DEGLI IMPIANTI DENTALI

la perimplantite

Non esistono rischi specifici connessi con l'applicazione degli impianti dentali semplicemente perché sono di materiale inerte e anallergico e potrebbero stare tranquilli li piantati nell'osso per tutta la vita senza dare alcuna sintomatologia né fastidio alcuno.

I rischi semmai si possono generare nel tratto che fuoriesce dall'osso e collega l'impianto alla corona o dente artificiale. Si tratta di rischi di infezione dovuti alle schiere di batteri che possono colonizzare quel tratto e dare luogo alla c.d. perimplantite: un fenomeno in genere evitabile con un'adeguata igiene orale che eviti il deposito di cibo nella zona circostante la corona a mezzo di scovolini e filo interdentale. Dove si sviluppano fenomeni di perimplantite si crea in genere una recessione ossea (l'osso si ritrae) che può arrivare fino a scoprire le spire dell'impianto dentale e causare la perdita dello stesso. Alla perimplantite possono accompagnarsi fenomeni di flogosi, fistole o eruzioni cutanee facilmente controllabili e che scompaiono poco dopo la rimozione dell'impianto. La posizione degli impianti rispetto alle protesi che devono sostenere così come la precisione ed accuratezza nel posizionamento, favorendo la pulizia degli spazi attorno agli impianti, possono minimizzare il rischio di perimplantite.

IMPIANTO DENTALE O PONTE  ?

- in quali casi può convenire l'uno o l'altro ? - 

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In genere, quando possibile, è sempre meglio un impianto dentale perché, per fare un ponte, occorre limare i due denti che servono per sostenere il ponte. Si limano i denti perché devono essere incapsulati e per incapsularli occorre ridurli di dimensioni altrimenti la capsula (corona) non entra. Ma allora in quali casi è preferibile il ponte rispetto all’impianto dentale? essenzialmente quando ricorre almeno una delle seguenti circostanze:

  • Non è possibile inserire l’impianto per carenza del volume e/o della qualità dell’osso.

  • Almeno uno dei due denti che sostengono il ponte è malato al punto tale da richiedere una corona dopo il trattamento: dato che tanto un dente deve essere comunque incapsulato per preservarne la salute e l’integrità, si può talvolta pensare che possa valere la pena di “sacrificare” un solo dente.

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TIPI DI IMPIANTI DENTALI

quante tipologie ne esistono e a cosa servono

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  • IMPIANTO DENTARIO OSTEOINTEGRATO: è il più comune e più diffuso impianto e risolve la maggior parte dei casi di edentulia.

  • IMPIANTO PTERIGOIDEO: appositamente concepito per essere inserito nell'arcata superiore nella porzione che, a partire dal Tuber mascellare, interseca le lamine ossee della fossa pterigoidea - viene in genere impiegato quando l'osso mascellare posteriore è insufficiente a dare un valido appoggio per le dentature fisse.

  • IMPIANTO ZIGOMATICO: è un impianto più lungo dei precedenti perché deve raggiungere lo zigomo, dove viene avvitato per sorreggere la protesi nel cavo orale, in casi di grave carenza dell'osso mascellare superiore. 

  • IMPIANTO SHORT: dal termine inglese "corto" perché è appunto di lunghezza molto inferiore (5/6 mm.) rispetto ai tradizionali impianti osteointegrati che invece vanno da 8 a 16 mm. Per garantire un'adeguata tenuta della corona, lo "short" è in genere più largo e di forma tozza il che consente di recuperare la superficie di osteointegrazione persa in lunghezza.

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COME SCEGLIERE UN IMPIANTO

- qual'è l'impianto più adatto al tuo caso - 

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L’impianto dentale più adatto viene in genere scelto dall’odontoiatra sulla base del caso clinico che si prospetta. Ogni odontoiatra che svolge l’attività di implantologo con una certa frequenza in genere dispone di almeno due, se non tre, metodiche implantari diverse, di diverse case costruttrici e con caratteristiche diverse, questo per avere pronte delle alternative terapeutiche immediate e affrontare con sicurezza quadri clinici anche molto diversi tra loro. L’impianto dentale infatti viene prodotto insieme ad un kit di strumenti che servono all’Odontoiatra per applicarlo nell’osso del paziente: l’insieme di impianto e kit viene appunto detto sistematica implantare. Vi sono sistematiche implantari più adatte a un osso spugnoso, altre più adatte a un osso compatto, altre ancora esprimono il maggiore potenziale in carenza di osso. Le metodiche implantari “storiche” che sono state per prime introdotte sul mercato oltre 15 anni fa, fanno ora capo a delle multinazionali come Nobel Biocare, Straumann e Biomet ed offrono ancora ampie garanzie di qualità e stabilità. Nel frattempo sono molto cresciute altre case implantari di varie nazionalità, molte delle quali italiane, che realizzano metodiche implantari di qualità e di ormai comprovata stabilità. Restano di dubbia affidabilità molte altre metodiche di provenienza cinese, indiana e di altri paesi in via di sviluppo.

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QUANTO DURA UN IMPIANTO DENTALE

quanto tempo rimane integrato nell'osso ?

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Sono passati 25 anni da quando si è iniziato ad applicare gli impianti dentali negli umani e in questo tempo sono stati pubblicati numerosi studi sulla percentuale di sopravvivenza, se ne citano alcuni per dovere di cronaca: Mahmoud Torabinejad et al. (journal of Endodontics 2015) – F.C. Setzer & S.Kim, (Journal of Dental Reseasch 2014) - Niklaus P. Lang et al. (Clinical Oral Implants Research 2012). Volendo fare una sintesi destinata ad un pubblico di non medici, seppur grossolana, la maggior parte degli studi rileva una sopravvivenza media tra i 10 e i 15 anni nel 95% dei casi. Stiamo parlando di studi quasi tutti operati negli anni dal 2010 al 2016 sugli impianti inseriti fino ai 15 anni precedenti. Nel frattempo le tecnologie si sono evolute e gli Odontoiatri sono divenuti, nella media, più capaci ed esperti, avendo un numero di casi trattati più ampio alle spalle. Non sarebbe pertanto del tutto fuori luogo ipotizzare una sopravvivenza media tra i 15 e i 20 anni per gli impianti che vengono inseriti oggi. E’ bene ricordare che si tratta di dati medi su campionamenti statistici, quindi non vuole dire che un impianto dentale durerà certamente almeno 10 anni né che, scaduti i 20 anni, si staccherà dall’osso. Dove si potrà collocare la durata del vostro impianto dipende da un numero elevato di fattori i cui principali sono:

  • L’igiene orale del paziente (domiciliare e professionale dal dentista)

  • La presenza di patologie orali specifiche come la parodontite

  • Quante sigarette fuma il paziente (il fumo è un fattore di rischio)

  • Quanto è stato bravo l’Odontoiatra che ha messo l’impianto dentale e la successiva protesi fissa

  • La qualità dell’impianto dentale applicato

  • La qualità dell’osso dov’è stato applicato l’impianto

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GLI IMPIANTI DENTALI DANNO RIGETTO?

-non se il tuo dentista ti tocca solo con un fiore - 

La riuscita dell'intervento di implantologia dipende molto dall'Odontoiatra, dall'attenzione che rivolge al tuo caso, dall'accuratezza con cui esegue le manovre cliniche e dalla cura dei particolari.

Se per rigetto si intende il rifiuto dell'organismo di incorporare un elemento funzionale alla fisiologia dell'individuo è forse un termine improprio nell'ambito implantologico dove si parla più propriamente di mancata osteointegrazione dell'impianto che porta alla perdita dello stesso. La mancata incorporazione dell'impianto da parte del tessuto osseo non è una cosa grave, può accadere nel 5% dei casi ed è facilmente rimediabile con il successivo intervento di inserimento di un nuovo impianto a distanza di 2/3 mesi. La mancata osteointegrazione dell'impianto in genere non provoca dolori, lesioni o gonfiori salvo casi di forte infezione dovuti prevalentemente ad una non corretta igiene orale nella posizione implantare che in genere è associata alla cd perimplantite. Quest'ultima è una delle cause di perdita dell'impianto anche a distanza di anni dall'inserimento ed ha origine dal una forte colonizzazione batterica lungo il collare dell'impianto e in corrispondenza delle prime spire scoperte dello stesso, ragione per cui gli odontoiatri raccomandano una intensa igiene orale nelle zone perimplantari.

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